Il problema
Un poliambulatorio che cresceva in fretta. All’inizio, come quasi tutti, aveva messo insieme quello che c’era: un servizio per le prenotazioni, uno per le videochiamate, uno per i pagamenti, i documenti da un’altra parte ancora.
Funziona finché siete in pochi. Poi i professionisti diventano cento, e poi duecento, e quella catena comincia a costare in tre modi insieme: canoni che crescono con le persone, dati sparsi in cinque posti diversi, e nessuno che possa cambiare davvero come funziona una cosa.
Il vincolo
Non si poteva fermare niente. C’erano già pazienti con appuntamenti presi e professionisti che aprivano quel software la mattina. Una riscrittura totale non era un piano: era una scommessa, e nel mezzo ci sono le agende di duecento persone.
E ci sono i dati sanitari, che non sono dati come gli altri: dove stanno e chi li vede è una decisione di progetto, non un dettaglio di configurazione.
Come l’ho risolto
Un pezzo alla volta, nell’ordine in cui contavano. Ogni servizio esterno è stato sostituito quando la sua parte era pronta, e non prima — e fino a quel momento ha continuato a lavorare.
L’esempio migliore è la videochiamata: era un servizio di terzi, oggi gira su infrastruttura autogestita. Stesso schema, uno strato più sotto. Prenotazioni, agende, documenti, fatturazione e pagamenti sono passati alla piattaforma con lo stesso passo.
Poi ci è entrata dentro anche l’AI, dove serviva davvero: assistenza e automazioni collegate ai dati veri della piattaforma, non un modello generico appiccicato sopra.