Ho iniziato nel 2005, a vent’anni, nell’azienda di famiglia: se n’era andato il responsabile IT e serviva qualcuno che tenesse in piedi i sistemi. Ci lavoro ancora. Nel frattempo quei sistemi sono usciti di casa: oggi il gestionale che ne è nato lo usano 250 clienti.

Com’è cominciata
Da ragazzino mi hanno regalato un 386 usato su cui, senza un po’ di accrocchi, non funzionava neanche un gioco. È lì che è cominciata: prima far funzionare le cose degli altri, poi volerle costruire.
Alle medie ho fatto un corso facoltativo di programmazione — quando ancora si scriveva il numero di riga di fianco al codice. Durante il liceo ho affiancato per qualche anno lo sviluppatore e responsabile IT dell’azienda di famiglia: come si organizza un dominio, come si fa funzionare una rete, e soprattutto come si scrive del software che serve a qualcuno. In mezzo, qualche centinaio di cavi crimpati.
Poi è arrivato il primo lavoro vero su un software, e nel 2005 il posto di chi me lo aveva insegnato.
Come è diventato un mestiere
I primi anni erano un paio d’ore al giorno dopo la scuola, poi tre, poi tutto il giorno. Le richieste erano quelle di un’azienda vera, e sono ancora le stesse che ricevo oggi: questa cosa ci porta via un sacco di tempo ed è sempre uguale, non si può fare un programma? · rimbalziamo il lavoro da un reparto all’altro e non si capisce mai a che punto siamo · sarebbe bello se i clienti potessero fare da soli, si può fare?
Dopo qualche anno ho voluto mettermi alla prova fuori di casa: partita IVA, e un percorso da freelance e consulente dentro software house e società di consulenza IT. È la strada da cui arrivano ancora oggi cinque-otto clienti in subappalto, ed è quella che mi ha fatto vedere molte aziende diverse invece di una sola.
Come lavoro oggi
Lavoro io sul codice che conta, e porto con me tre-cinque collaboratori quando serve: ingegneri del software, elettronici, grafici, marketing.
Prendo pochi progetti nuovi, perché la maggior parte dei sistemi che ho costruito è ancora accesa e la manutengo io. Quando ne prendo uno, resto. Vale anche per sistemi che eredito da altri.
Le startup
Negli ultimi anni una parte del lavoro è cambiata: seguo startup e nuovi prodotti dalle prime fasi, quando ancora non c’è niente di costruito e ogni decisione tecnica pesa il doppio.
Non è consulenza a capitolato: è iterare su un perimetro che si muove, dire di no alle cose che non reggeranno, e portare a casa qualcosa che funzioni prima che finiscano i soldi. Una piattaforma nata così oggi la usano fra 150 e 200 professionisti.
Dove sto andando
Più prodotto. La consulenza continua, ma la parte che cresce è quella che costruisco una volta e serve a molti.
La community
Faccio parte di Kasuken & Friends, una community di professionisti IT fondata dal Microsoft MVP Emanuele Bartolesi. È il posto dove porto le cose che non tornano e dove trovo qualcuno che le ha già viste.
La formazione
Ho iniziato a lavorare nel 2005, l’anno dopo il diploma. All’università mi sono iscritto due volte e la prima volta ha vinto il lavoro. La laurea in ingegneria informatica arriva nel 2027 — ventidue anni più tardi. L’ho fatta con una carriera già avviata, per coronarla con un titolo riconosciuto.
Due righe che si guadagnano il posto
Nel 2000 montavo e smontavo computer. Ho iniziato a lavorarci nel 2005.
La parte che mi piace di più è risolvere problemi e inventare.
Il primo passo è una chiacchierata, non un preventivo.
Raccontami il problema. Se posso risolverlo te lo dico, e se non posso ti dico chi può.