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Il pezzo in mezzo, che nessuno dei due fornitori considera casa propria

Rapporto
Diretto

Il problema

Il catalogo sta nel gestionale, gli ordini arrivano dall’e-commerce, e in mezzo c’è quasi sempre una persona che copia. Oppure un foglio di calcolo. Oppure tutti e due.

Non è che manchi il software: è che nessuno dei due fornitori considera casa propria il pezzo in mezzo. Il gestionale è stato venduto per gestire, l’e-commerce per vendere, e il collegamento non era nel preventivo di nessuno.

Il vincolo

SAP e Microsoft Dynamics sono standard mondiali: hanno documentazione, e chi li conosce si trova. I gestionali di settore che in Italia usano poche aziende, no — e chi li usa ha pochi fornitori possibili. È lì che l’integrazione smette di essere un problema di tecnologia e diventa un problema di esperienza.

Ma il vincolo più duro è un altro, ed è quello che non si vede nel preventivo: quasi mai il flusso è già stato deciso. Quali dati partono e da quale dei due, ogni quanto, cosa succede se uno risponde di no, chi ha ragione quando i due non sono d’accordo. Nessuno l’ha mai deciso perché nessuno ha mai avuto motivo di guardare i due sistemi insieme.

Come l’ho risolto

Ricostruendo il flusso prima di scrivere. Poi sincronizzazioni programmate nei due sensi — anagrafiche, listini, giacenze, ordini — con la gestione dei conflitti decisa in anticipo e non quando succedono.

Il conflitto peggiore che ho incontrato non era sui prezzi: erano le collation, cioè due database che ordinavano e confrontavano il testo in modo diverso. Due sistemi che sono d’accordo su tutto tranne su cosa voglia dire «uguale».

E su un’integrazione il problema peggiore non è stato tecnico: era la disponibilità dei consulenti dall’altra parte. Chi ha gestito un progetto a due fornitori sa che è quella la variabile vera.

Dov’è oggi

Venti clienti. Da 2 a 10 sincronizzazioni al giorno, su cataloghi da decine di migliaia di articoli.

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