Il problema
Documenti legali da firmare di persona, alla scrivania, con la penna su una tavoletta di firma. Non a distanza: davanti a chi te li fa firmare, come si è sempre fatto — solo senza carta.
La pratica sta in un’applicazione web, e lì nasce il problema: un browser non può parlare con una tavoletta collegata via USB. Il browser vive dentro una scatola che gli impedisce apposta di toccare le periferiche, ed è una buona cosa — tranne quando ti serve.
Il vincolo
Le tavolette non sono tutte uguali: marche diverse, generazioni diverse, modi diversi di dire la stessa cosa. E ogni cliente ha quelle che ha già comprato: nessuno ricompra il parco tavolette perché il software preferisce un modello.
Poi c’è la parte che non si vede: la firma non è un’immagine. È un tracciato — punti, tempi, pressione — e va legata al documento in modo che si possa dimostrare che è quella firma su quel documento, e non un’altra incollata sopra.
Come l’ho risolto
Con tre canali invece di uno, perché in casa del cliente non tutte le strade sono percorribili: da qualche parte si può installare qualcosa sulla postazione, da qualche altra no.
- Un’applicazione per Windows che parla direttamente con la tavoletta.
- Una versione multipiattaforma, per le postazioni che Windows non ce l’hanno.
- Un servizio che fa da ponte fra la pagina web e la periferica, per chi non vuole installare niente di visibile.
Tre strade per lo stesso risultato: il documento torna firmato dentro la pratica. È ancora in uso.